Utilità, importanza, originalità, tempo, valori per cui esistere, religione.
giovedì 25 marzo 2010
Onironauta
Un'ombra e un viso. L'unico rumore è quello lieve dei passi di una figura invisibile, che ora attraversa un fascio di luce che filtra attraverso una finestra semicircolare posta dietro di me, sembra un monaco, dal cappuccio bianco, lievemente ornato ai bordi con dei motivi geometrici evidenziati dal loro colore porpora che si prolunga lungo tutto il bordo della toga candidissima. Non parla, nè si smuove dalla sua posizione con le mani conserte, ma mi invita ad alzarmi, anzi a svegliarmi, in un linguaggio che non coinvolge nè il corpo nè la mente. E' come un implicito segnale, onnipresente, è come se respirassi questo ordine. Mentre mi alzo scopro di essere nudo, ma non distolgo il mio sguardo da quell' uomo dalla posa immobile. Egli mostra l'immobilità dell'essere Parmenideo, non in modo assoluto, ma solo in questo istante. Egli è il mio guardiano, so che ha un compito da eseguire per conto mio poichè da solo non ne sono capace, ma lui è solo frutto della mia immaginazione. Come posso averne tanto bisogno? Ora so che è fermo perchè aspetta un mio ordine, la mia personale decisione di camminare, di agire, di compiere il mio destino. Basta soltanto il mio pensiero ed i suoi passi si fanno nuovamente sentire, stavolta mostrandosi ai miei occhi nella loro solennità. Cosa sono io? Sei un' esperienza non tangibile, non percepibile dai sensi. Il mio cammino accompagna il mio custode verso un arco che divide la stanza in muratura da cui mi sono destato in precedenza da una sala completamente bianca. Vi è al centro un'enorme fontana dalla quale fluisce una quantità immensa di acqua a riempire una strana piscina di forma rettangolare. I riflessi dell'acqua sono l'unico elemento della stanza che mi riporta in equilibrio, dopo aver assaggiato il candore completo dell'oblio che permea l'atmosfera di questo luogo maledetto. Sono solo. Decido di esplorare il luogo, ordino al suolo di far sorgere delle scale per farmi giungere al balconcino che sovrasta la camera. Ed ecco che colonne di bianco etereo si sollevano dinanzi a me, avrei potuto decidere di volare fin lassù, perchè ho scelto di creare delle scale? Poggiando il piede sul primo gradino mi rendo subito conto che il cammino sarà arduo: la altezza del balcone si fa sempre più notevole, fino a che il mio obiettivo raggiunge una posizione a dir poco vertiginosa, ma il mio cammino ormai è cominciato, e se ora tornassi indietro quel grosso incubo nero, mi trasporterebbe nella realtà legandomi al suo dorso e galoppando verso il risveglio. Così arrivo, allo stremo delle forze, e noto con stupore che sono tornato solo al punto di partenza. Una camera in muratura, una finestra semicircolare, un'oscurità invincibile ed un guardiano vestito di bianco. Mi volto, e dietro di me c'è nuovamente l'ingresso della camera bianca, ma al posto della fontana, solo distruzione, calcinacci, le rovine di una fontana così bella trasudano sangue rosso acceso, una visione così macabra, mi rivela il mio fallimento. Sono ancora in superficie. Perchè quando avrei potuto scegliere il mistero e l'ebbrezza della novità e del sovraumano io non ho volato.
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