Quando mia madre mi chiama per pranzare so subito che dovrò dare il meglio di me: Si apre il sipario e si entra in scena. Costretto a recitare di voler bene a persone che nemmeno hanno idea di chi io sia. Ebbene, faccio la mia parte, dico le mie battute con un'enfasi molto realistica, una questione di convenienza. Certo, perchè rivelare ai miei genitori che di loro non me ne frega niente e che le prediche di persone che non sanno fare a meno di credere a ciò che viene loro detto da persone che , come me, fanno finta di dire la propria opinione, per me non hanno alcun valore, beh... potrebbe rivelarsi sconveniente. E quindi fingo di interessarmi alla mia situazione scolastica in modo pragmatico, fingo di interessarmi a ciò che succede in famiglia, fingo di aver bisogno di loro emotivamente. Eppure no, ma è sempre così. Se mi rivelassi a qualcuno per come sono sul serio, non so cosa potrebbe succedere. Io ho paura, ho paura, ho paura. Ho paura di essere il peggiore in quello che faccio meglio (citazione dei Nirvana) ho paura di non essere considerato una persona seria, ho paura di non ricevere più attenzioni, di rimanere solo. La solitudine, intesa nel senso più intimo, non è come lo "stare da soli a casa a leggere un libro" ma è la coscienza più pura dell'essere inavvicinabili da esterni. C'è chi la sceglie, e chi come me ne è sopraffatto, viene trascinato con forza all' interno di se stesso, chiuso ermeticamente dall'interno in modo che nessuno possa forzare la serratura che sbarra la tua prigione. Ed è una sofferenza pura, quella che si vive in questi casi, quando desidereresti una carezza più di ogni altra cosa, un solo, singolo dito che ti sfiori la punta del naso, l'odore delle labbra che si avvicinano alla tua fronte, ti basterebbe anche solo il ricordo di una persona che ti ha tenuto per mano almeno una volta. E resti lì, chiuso in una gabbia costruita con le tue stesse lacrime, con la tua impotenza che costituisce le sbarre, ed una singola lampadina che illumina debolmente e senza pretese la stanza ,che si chiama nostalgia.
Perchè una discussione molto accesa con mia madre su un argomento tanto importante come l'unificazione dell'Italia non rappresenta nulla, mentre stendersi su di un letto, in lacrime e con accanto la tua migliore amica ti arricchisce così tanto?
In realtà non esistono vere e proprie risposte e la solitudine di cui tu parli è ben conosciuta da molte persone... non perché siamo un mondo di "tristoni fifoni", ma perché è naturale che un abbraccio abbia molto più valore di una discussione sull'unificazione dell'Italia. Una discussione, per quanto accesa sia, non può scaldarti il cuore...
RispondiEliminaNon mi interessa. Quello che scrivi è patetico.
RispondiEliminaEppure sono qui, a pensare a qualcosa di patetico da scrivere, forse per farti sentire meno solo, forse per sentirmi meno solo.
Allora sappi che alla Solitudine si può porre rimedio solo con la Solitudine altrui; perchè ci si può sentire soli insieme.
Sappi che non mi interessa quello che scrivi; sappi che continuerò a leggere, a leggere, a leggere. Per questo, finchè scrivi, non sarai mai
solo.
Il Paradiso sono gli altri.
chi sei?
RispondiEliminanon è il tanto che riempie, ma il vuoto altrui, che si fonde col tuo e, magicamente, si inverte, e diventa il tutto
RispondiEliminaa mio avviso l'unione perfetta non può essere data da due torri, che magari prima o poi entrano in competizione, ma da due pozzi, che possono condividere l'acqua e riempirsi insieme