Begotten - 1991

domenica 18 luglio 2010

La Quiete - Una sera in macchina

«Cioè, capisci cosa intendo?»
Non avevo ascoltato una sola fottutissima parola di quello che aveva detto Roberta.
«No, dai, zitta su.» risposi ridacchiando.
«Sei sempre il solito, Rick.» rispose lei a tono. Tutto questo mentre il buon Fabrizio continuava a guidare, cercando di non badare alla nostra amica Luisa stava amoreggiando con quel tipo lì, Corrado. Per tutta la serata ho cercato di liberarmi da quel pensiero assillante, quella frase ricorrente che in quel momento stava mordendo le mie sinapsi. E quelle di Fabrizio:
"Ma questo qui, da dove cazzo è uscito fuori?"
«Senza offesa Roberta, ma non ho capito cosa hai detto. Sono un po' sovrappensiero.» certo, i mormorii di quei due piccioncini, con la dolcezza paragonabile a quella che mi avrebbe donato una semiautomatica puntata alla mia tempia, in quel momento. Ovviamente dopo aver premuto il grilletto...
«Ti capisco, Rick...» mi sussurrò dolcemente. La sua voce è come balsamo per il mio povero cuore. Dio quanto ti amo, Roberta.
«Quanto la ami, Fabrizio?»
Tutto tacque.
«Cosa?» mi chiese lui. Aveva l'espressione di uno che non aveva capito sul serio.
«Lascia perdere...» lo congedai con un cenno della mia mano destra e passai il resto della serata a concentrarmi sul whisky che avevo bevuto.

DRIIIIN DRIIIIN

Mi svegliai, sbattendo le palpebre due volte mi ritrovai di nuovo in macchina. Era il mio cellulare, Ofelia mi stava telefonando.
«Pronto?»
«Ciaaaaao Ricky!!! Sono io!»
«Ehi, bella, ti senti meglio?»
«Un pochino... La febbre è scesa, ora ho...» prese tempo per leggere il suo termometro «Trentasette e otto!»
«Altri due decimi e avresti vinto un peluche!» risi.
«È Ofelia? Dille che la saluto!» tuonò Roberta dietro di me.
«Ti salutano Roberta, Fabrizio...» che invece era rimasto impassibile a guidare. «Luisa e Corrado...»(avevate ragione, c'era davvero Corrado!)
«Chi?»
«Un amico di Luisa...» Fabrizio sembrò accelerare di scatto.
«E Fabrizio come l'ha presa?» domandò lei con tono serio.
«Ahahah!» risi io. «Una schifezza...» sussurrai.
«Ah, capisco» sempre sorridente. «Tranquilli, tutti e due, sarà una fase passeggera...»
«Già. Ti voglio bene Ofelia.»
«Anche io ti voglio bene, Ricky.»
«Ehi ehi! Fammi parlare con la mia pinguina!» Roberta sobbalzò per ottenere un pezzo di telefono dalla mia mano.
«Ehi cara, c'è la nostra Roby che ti vuole salutare, un bacio, te la passo.»
«Ciaaaaao amore!!!» sorrise Roberta. «Mi manchi sai?» rispondeva sempre con tono quasi scherzoso quando parlava con Ofelia, velava con maestria tutti i suoi sentimenti con frasi tipiche delle "migliori amiche" in contesti affettuosi.
Mi rilassai per un attimo, grazie alla voce dolcissima di Ofelia, adagiando la mia nuca sui miei avambracci, e lasciandomi cullare dal moto irregolare dell'auto, fin quando non fui portato lentamente fra le braccia di Morfeo.
Sognai, durante quel pisolino. Ricordo un grande scivolo acquatico blu, dove io e Roberta scivolavamo insieme, con tutti gli altri che ci guardavano. Quando riemergevo dall'acqua, Roberta non c'era più, era sparita.

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