Presi la sigaretta e glie la spensi sulla fronte. I suoi occhi senza vita che mi guardavano, era un cadavere che mi scrutava.
«Dove la portiamo?» chiesi a Gerald, lui posò l'ascia gettandola a terra e girò il cadavere della ragazza con il piede sinistro.
«Lasciamola qui...» rispose
«Non scherzare, io non voglio che ci trovino.»
«No, caro mio, tu non vuoi che trovino te.»
Mi sorrise, raccolse l'ascia dal suolo e la osservò a lungo, mentre io mi sforzavo a pensare.
«Perché diavolo mi hai impedito di portare la pala dal campus?»
«E rendere il tutto meno divertente? »
«Eh eh, sei davvero un pazzo...»
Osservai il ventre a pezzi della ragazza che avevamo ucciso insieme con ventuno colpi di ascia, osservai il sangue sgorgare da quelle spaventose membra lacerate e mi sentii finalmente vivo. Sentivo di aver vendicato mio fratello, ucciso dalla società, dal diritto alla violenza che la società possiede e adopera a suo piacimento, senza scrupoli. La legge non è uguale per tutti: gli uomini sono uomini, mentre la società è onnipotente. Essa può creare e distruggere, lasciarti creare ma non distruggere, e non ti permette di decidere per te stesso. Non puoi usare te stesso e la tua proprietà come meglio credi, non puoi decidere arbitrariamente di farti del male, nè di fare del male. È la società a decidere per te cosa puoi fare, cosa non puoi fare, e cosa devi fare. Ma per me e Gerald le cose non erano così. Gerald aveva semplicemente bisogno di mostrare a chiunque lo conoscesse che lui era Satana in persona, che era un vero mostro. Io... solo dimostrare che le cose non devono funzionare come la società decide.
«Si insomma, che cazzo facciamo ora, Cold?»
Mi bloccò nel mezzo dei miei ragionamenti «Cold?»
«Suona bene, e poi rende l'idea...» posò l'ascia dalla parte della scure sulla spalla, impugnandola con la mano destra.
«... Non possiamo mica lasciarla qui...»
«Ti preoccupi troppo, è un posto desolato, e poi se verranno a chiederlo dirò che sono stato io... Tu hai ancora la fedina pulita, daranno un'occhiata alla mia e mi metteranno su una fottuta sedia elettrica.»
«Che altro hai fatto?»
«Rissa.»
«Soltanto?»
Non rispose subito. Si chinò prima a controllare la carcassa della ragazza, poi tornò verso di me e ricominciò a parlarmi, mentre camminavamo verso il capanno degli attrezzi.
«Sarà meglio tornarla a prendere, quella cazzo di pala.»
Non mi stava nemmeno guardando. «Soltanto?» ripetei
«Soltanto cosa?»
«Rissa e stupro, è soltanto questo?»
«Oh, insomma... questo è quello che sanno...»
«E cos'è che non sanno?»
«Non rompermi i coglioni Cold...»
«Cristo, non fare così, sono curioso...»
«Ah, vaffanculo.»
«Dai Gerald, non te la prendere.»
«Non riesci a stare zitto per un attimo!?» Si infuriò, lasciò cadere l'ascia e mi fissò negli occhi.
«Ok... calmati, mi faccio i cazzi miei, non preoccuparti.»
«Ecco... Ora va meglio Cold, ora va meglio...»
Raccolse nuovamente l'ascia e continuammo a camminare. Non ho mai capito veramente cosa pensasse Gerald, né ho mai capito se fosse pazzo oppure solo violento, ma una cosa era certa: Non dovevo mai, in nessun caso, farlo arrabbiare. Proseguimmo in silenzio, fino a quando non incontrammo Albert.
«Teste di cazzo, fate presto a rientrare, che è quasi l'ora della sveglia...» ci disse.
«Ci serve solo la pala» rispose Gerald, anticipandomi.
«Ragazzi, non so se vi siete visti, ma vi conviene cambiarvi, o scopriranno tutto...» Mi guardai il pigiama che indossavo, e subito dopo mi accorsi che anche Gerald stava controllando le macchie di sangue sui suoi abiti.
«Hai ragione» risposi «Cercheremo di tornare in tempo per cambiarci, e buttare questi vestiti...» Gerald si avvio verso il capanno. Dal rumore capimmo che aveva lanciato l'ascia fra il resto della ferraglia senza curarsi di rimetterla in ordine o di pulirla. Tornò subito dopo con la pala fra le mani. «Al, facci un favore, prendi un po' di benzina e pulisci quella cazzo di ascia.» Al fece un cenno di intesa a Gerald, che mi si avvicinò.
«Andiamo a seppellire quella puttana di merda!» gridò
«Shhh! Cazzone, ci sentiranno!»
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