«Certo, ma prima dimmi cosa vogliono da me in questa specie di manicomio.»
«Dove devi andare?»
Ci metto un po' a rispondere, interrotto da un mio sospiro di noia
«Al corridoio "esse"»
«Bene, allora è lì che ti diranno tutto. Le vedi quelle scale in fondo?» mi volto verso le scale e faccio cenno di si, senza smettere di fissarle «Vai su, poi prosegui.»
«Uhm... d'accordo.» rispondo, andando quindi verso le scale.
L'inserviente riprende a svolgere il suo mestiere, spostando il secchio d'acqua davanti a sè, verso le scale, quasi volesse seguirmi. Smetto di fissarlo, continuando verso le scale. Un suono mi richiama all'altoparlante alla mia destra, "dlin dlon" emette prima che risuonasse l'eco della voce sporca del megafono.
«Ripulire il corridoio "esse", qualcuno ha di nuovo deciso che è lì il posto dove farsela sotto. Ma dico, siamo matti? Questo è un albergo, lo staff addetto alle pulizie dovrebbe stare attento a questo genere di cose. Ma che ne so io, anche se lì c'è quello che c'è...» cosa c'è? , penso io «... che mettano un fottuto cartello, o porca troia, un foglio su un muro "Vietato cagarsi addosso" altrimenti qui è sempre la stessa cosa...» Continua a parlare, ma decido di continuare senza più ascoltarlo, qualunque cosa stia dicendo. Gli avvisi qui sono meno freddi e distaccati che nel mondo reale, la gente è incazzata sul serio se qualcuno sporca il corridoio di merda.
«Mi sa che questo è un compito di mia competenza, eh, le gioie di aver trovato un lavoro onesto, pulito e che mi piaccia, no?»
L'inserviente mi passa davanti, mi gratto la testa con la mano sinistra. Sento odore di bruciato da questa stanza alla mia destra, cerco di voltarmi verso di essa, stringo le palpebre, una scritta illegibile:
«Es ti aicep li olodre e qouets it fa srat leam , ise zoapz» Curioso, riesco a leggere benissimo gli anagrammi su questa porta eppure sento l'impulso di leggere ad alta voce:
«Quando un pazzo brucia vivo, pensa di essere fatto di fuoco.» Eppure...
Apro la porta.
Odore di legna bruciata, cenere, fumo di sigaretta, irrespirabile.
Buio totale.
«Sei arrivato in ritardo» una voce, dei passi che si avvicinano a me «Il rogo delle 15 è appena finito, puoi passare fra due minuti però...» Lo osservo meglio: è un vecchio, con un po' di capelli bianchi ai lati e la barba trasandata e grigiastra. Gli manca un dente, fra gli incisivi superiori, mi sorride quando esce dalla penombra. «Tu sei il tizio del corridoio "esse" non è vero? Eheh, ti stanno per dare una bella lezione in quel postaccio...» indossa una divisa da inserviente di colore celeste sbiadito, nella mano destra ha una tanica di benzina arancione. Si sposta lateralmente e butta il liquido per aria all'interno della stanza, si sentono lamenti provenire dall'interno. «Questo lavoro mi uccide, per fortuna sabato e domenica sono i miei giorni liberi» si era piegato in avanti, torna quindi in posizione eretta, asciugandosi la fronte. «Così posso andare a trovare i miei nipotini, vivono a San Francisco... Hey, figliolo, dì, per caso hai un fiammifero?» Lo fisso con espressione sbigottita, ma alla fine rispondo dopo una breve ma imbarazzante pausa «Ehm, si... certo... mi scusi.» Prendo la scatoletta dal taschino della mia camicia e lo porgo all'inserviente. «Grazie, figliolo.» Si porta una sigaretta alla bocca, accende il fiammifero ed avvicina la fiamma alla sigaretta, spegnendo poi il fiammifero. Fa un lungo tiro dalla sigaretta che stringe fra l'indice e il medio della mano sinistra, dopodichè dalle sue labbra secche e rugose fuoriesce una densa nuvola di fumo. «Ah...» dice, dopodichè si gira e butta la sigaretta per terra. Dal suolo nasce rapidamente un incendio dalle fiamme alte, e con esso si illumina la stanza di focosa luce e di terribili urla umane. «Ah, il rogo delle quindici e quattro...» dice, mentre guarda l'orologio «In anticipo di trenta secondi... Beh chissenefrega. Senza un po' di improvvisazione questo lavoro sarebbe un vero inferno, credimi giovanotto.» mi dice dandomi una pacca sulla spalla, mentre io resto immobile ad ammirare il tremendo spettacolo. L'uomo rientra infine nello stanzino, raccoglie un secchio e lo mette a riempire d'acqua in un lavandino. Lo raccoglie con tutte e due le mani e spegne una parte dell' incendio umano. Me ne vado, chiudo la porta e lascio che le grida restino sigillate nel luogo dove la carne di quei masochisti brucerà in eterno.
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